Visita alle Gallerie Estensi
Sabato 26 Settembre 2026, ha avuto luogo presso le Gallerie Estensi a Modena, sotto la guida puntuale e precisa della Dott.ssa Francesca Grandi (storica dell’arte e operatrice didattica della cooperativa sociale Prospectiva, che da anni progetta e conduce le attività didattiche presso le Gallerie Estensi), una visita riservata a "non vedenti ed ipovedenti" organizzata da U.N.I.VO.C. BOLOGNA, in collaborazione con la Dott.ssa Paola Bigini: responsabile dell'ufficio Servizi Educativi presso le Gallerie Estensi.
Galleria Estense: Istituita nel 1854 da Francesco V d’Austria-Este e collocata dal 1894 nell’attuale sede del Palazzo dei Musei, la Galleria Estense comprende quattro saloni e sedici salette espositive dedicate al cospicuo patrimonio artistico accumulato dai duchi d’Este fin dagli anni gloriosi della signoria ferrarese. Orientate verso un aristocratico collezionismo dai molteplici interessi, le raccolte estensi comprendono la ricca quadreria, che racchiude un pregevole numero di dipinti dei secoli dal XIV al XVIII, fra i quali un gruppo dedicato alla pittura padana, diverse sculture in marmo e terracotta; un nutrito nucleo di oggetti d’arte applicata che costituivano parte del sontuoso guardaroba ducale, oltre a diverse collezioni specifiche quali quelle dei disegni, dei bronzetti, delle maioliche, delle medaglie, degli avori e degli strumenti musicali.
Tra le opere di maggiore rilievo si segnalano La Pietà di Cima da Conegliano, la Madonna col Bambino del Correggio, il Ritratto di Francesco I d’Este del Velázquez, il Trittico di El Greco, il busto marmoreo di Francesco I d’Este del Bernini ed il Crocefisso di Guido Reni.
Le Gallerie Estensi raccontano la straordinaria eredità di potere, mecenatismo e amore per l’arte presso una delle maggiori signorie italiane, offrendo uno spaccato unico e prezioso sulle vicende della famiglia d’Este e su un’intera civiltà, quella delle corti padane dal Medioevo all’Unità d’Italia.
Mani che vedono: Un percorso con sette “stazioni tattili”.
Il percorso, approntato nel 2019, è rivolto a un pubblico di non vedenti, ipovedenti, ma anche di vedenti normodotati ai quali facilita la comprensione. Le sette “stazioni tattili”, disposte lungo il percorso di visita della Galleria Estense, interpretano, sotto forma di pannelli composti da traduzioni in Braille ed elementi in rilievo, sette dei capolavori esposti. La realizzazione delle postazioni di questo percorso è stata completata grazie al generoso contributo del Rotary Club Modena.
Seguono alcuni cenni sulle opere d'arte che l'eccellente guida, Francesca Grandi, ci ha presentato soffermandosi nei minimi dettagli, al fine di poter meglio cogliere il valore dei capolavori proposti.
Busto Francesco I d’Este (1650) – Gian Lorenzo Bernini
In questo celeberrimo marmo, l’effigie di Francesco I si impone come manifesto del potere assoluto nell’età barocca. Il duca di Modena era un personaggio carismatico e amante delle arti, ma pur sempre di statura politica secondaria negli equilibri del suo tempo, dominato da ben altri protagonisti. Ciò nonostante questo ritratto lo ha consegnato alla storia come emblema del monarca cristiano ideale: immobile e con lo sguardo fisso all’orizzonte, avvolto nel suo mantello da condottiero che sembra animarsi e sollevare l’eroe in apoteosi.
Di qualità vertiginosa, il marmo fu scolpito senza che Bernini potesse studiare il modello dal vivo, ma avendo a disposizione solo dei ritratti per quella che lui stesso definì un’impresa “quasi impossibile”. L’immediato e universale successo dell’opera, ammiratissima già a Roma, spinse Francesco I a ricompensare l’artista con una somma di denaro esorbitante; la stessa che contemporaneamente Bernini riceveva dal papa per un altro suo celebre capolavoro, la Fontana dei Fiumi di piazza Navona.
SAN ROCCO IN CARCERE - 1617 – 1618 - RENI GUIDO, BOLOGNA, 1575-1642
Questa pala d’altare è fra le creazioni più riuscite di Guido Reni ed era ammiratissima già nel Seicento. Raffigura il giovane san Rocco nei suoi ultimi anni di vita, quando si lasciò morire nel carcere dove era stato rinchiuso per il suo aspetto da mendicante. Reni espresse il patetismo del soggetto idealizzandolo con una figura monumentale e scultorea. Fu tra i capolavori della Galleria ceduti alla Francia in età napoleonica, e poi rientrati in Italia dopo il Congresso di Vienna del 1815.
RITRATTO DI FRA GIOVAN BATTISTA DA MODENA, GIÀ DUCA ALFONSO III D'ESTE – 1635 - LOVES MATTEO, COLONIA - BOLOGNA, 1647 CA.
Ultimo dei duchi d’Este nati a Ferrara, Alfonso era noto per il carattere volitivo e intemperante. Alla morte del padre Cesare ne prese il posto di comando, ma dopo soli sette mesi abdicò in favore del figlio Francesco per vestire il saio cappuccino. Nella ricchissima iconografia di questo ritratto ufficiale, i simboli del governo e della corte ducale fanno da sfondo alla scelta di penitenza del frate. Matteo Loves, che giunto in Emilia lavorò a lungo a fianco del Guercino, rivela la sua origine nordica nella meticolosa descrizione degli oggetti.
VENERE, MARTE E AMORE – 1633 - BARBIERI GIOVAN FRANCESCO DETTO GUERCINO, CENTO, 1591 - BOLOGNA, 1666
Seguendo l’indicazione di Venere, la cui mano destra è dipinta quasi a trompe l’oeil, Cupido sta per scoccare la sua freccia verso lo spettatore, che è chiamato così a identificarsi nel committente dell’opera, Francesco I d’Este in persona. In secondo piano, Marte scopre la scena accentuando il senso di irruzione improvvisa dell’invenzione artistica nel mondo reale. Guercino dipinse questo capolavoro per il duca nel 1633, durante uno dei suoi soggiorni presso la corte di Modena.
GIOVE ED EUROPA (1541 – 1542) - ROBUSTI JACOPO DETTO TINTORETTO
Il ciclo di scene tratte dalle Metamorfosi del poeta latino Ovidio (43 a.C. – 17 d.C.) è la prima importante impresa decorativa eseguita da Tintoretto. Le quattordici tavole furono commissionate al giovane artista dal banchiere veneziano Vittore Pisani in occasione del suo matrimonio con Paolina Foscari nel 1541 per decorare il soffitto della stanza da letto nel palazzo di famiglia a Venezia. Nel 1658 Francesco I d’Este acquistò i dipinti per disporli nel soffitto di una delle “camere da parata” che ospitavano i più bei dipinti della collezione estense nel Palazzo Ducale di Modena.
I soggetti raffigurati derivano dalla versione in volgare delle Metamorfosi pubblicata a Venezia da Niccolò degli Agostini nel 1522 e, riguardando per lo più amori infelici ed esempi di superbia punita, acquistano un tono di monito morale. Tintoretto sfrutta in modo magistrale la ristretta superficie delle tavole riducendo ciascun racconto ai personaggi principali, raffigurati in complicati scorci dal basso, in modo da dare maggiore profondità allo spazio dipinto. I gesti fortemente espressivi, la posizione instabile delle figure e l’illuminazione drammatica conferiscono alla narrazione un carattere teatrale ed emotivamente coinvolgente, che molto probabilmente fu ispirata al giovane artista dalla visione dei soffitti di Giulio Romano in Palazzo Te a Mantova.
Al termine della visita guidata i presenti si sono dimostrati entusiasti, e, dopo queste impressioni ed apprezzamenti, la nostra Associazione si può ritenere molto soddisfatta per aver dato l'opportunità agli utenti "non vedenti ed ipovedenti" di "vedere opere d'arte con le mani". Nel contempo, i responsabili delle Gallerie Estensi, valutando in che modo ci siamo approcciati con il materiale dimostrativo predisposto e il loro preziosi approfondimenti, potranno proseguire nel perfezionare le tecniche di riconoscimento, aprendo nuovi orizzonti su questo affascinante mondo che sino a ieri era per molti di noi in parte sconosciuto.